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110 anni fa la Nimrod salpava da Lyttelton

110 anni fa la Nimrod salpava da Lyttelton Posted on 30 Dicembre 2017

Quel primo gennaio 1908 le banchine del porto di Lyttelton in Nuova Zelanda erano gremite di gente. Signore con eleganti abiti di cotone, il capello e l’ombrellino per proteggersi dal sole dell’estate australe; uomini con panciotto e paglietta, monelli a piedi nudi che si facevano largo tra la folla. Tutti volevano assistere alla partenza della Nimrod, il veliero della British Antarctic Expedition (1907-1909) che salpava per l’Antartide. La folla voleva vedere e salutare i temerari che partivano per affrontare le terribili tempeste che imperversano nei Quaranta ruggenti e nei Cinquanta urlanti.

La folla sulle banchine del porto di Lyttelton per assistere alla partenza della spedizione Nimrod, primo gennaio 1908. DR

Il capo spedizione era Ernest Shackleton, un veterano della spedizione del Discovery di Scott, che gli abitanti di Christchurch e di Lyttleton conoscevano bene perché sette anni prima era salpato per l’Antartide proprio dal medesimo porto, situato in una magnifica baia a nord della penisola Banks. Alcuni velieri e anche piroscafi a vapore aspettavano la partenza per azionare le sirene.

La Nimrod, una goletta tre alberi di 41,5 metri di lunghezza per 8 di larghezza e 334 tonnellate di stazza, era stracarica: dal ponte superiore alla linea di galleggiamento c’era poco più di un metro. Era stata costruita quarant’anni prima in un cantiere navale di Dundee in Scozia – destinata alla caccia di foche e balene. Equipaggiata di un motore poteva viaggiare sia a vela, sia a vapore – ma la sua velocità massima era di appena 6 nodi. Shackleton l’aveva acquistata per 5.000 sterline dell’epoca (circa 485.000 sterline di oggi = 545.000 €).

Stracarica, la Nimrod salpa dal porto di Lyttelton. A bordo c’erano circa 250 tonnellate di materiali (fra cui scorte di carbone), viveri strumenti scientifici. C’erano anche dieci pony della Manciuria e 9 cani da slitta. Le scorte di carbone non erano sufficienti per effettuare il viaggio di andata e ritorno dall’Antartide: Shackleton chiese quindi al Governo neozelandese che la Nimrod fosse trainata per circa 2600 km fino al limite della banchisa da un piroscafo a vapore, il Koonya. DR

Quando la Nimrod arrivo’ a Londra via mare da Terranova per essere riparata e adattata alla navigazione polare, Shackleton fu profondamente deluso: l’imbarcazione era in condizioni decrepite, puzzava di grasso di foca e di balena, gli alberi e le vele dovevano essere sostituiti. In poche settimane tuttavia la Nimrod fu rimessa in sesto e In realtà Shackleton – il «Boss» – avrebbe voluto acquistare un’altro veliero – il Bjorn – ma non aveva i mezzi per pagarlo. Dovette accontentarsi della vecchia Nimrod, che era di dieci metri più corta del Discovery, ma che comunque fece egregiamente il suo lavoro, sebbene imbarcasse acqua e rollasse in modo eccessivo. Il Discovery misurava 52 m di lunghezza e aveva una stazza di 1570 tonnellate.

La British Antarctic Expedition – più nota come la spedizione della Nimrod – fu la prima delle tre spedizioni antartiche dirette da Shackleton; poi ci fu quella dell’Endurance (1914-1917) e quindi la spedizione Shackleton-Rowett (1921-1922) durante la quale il «Boss» mori d’infarto appena giunto nella Georgia del Sud.

Nel McMurdo Sound. DR

La spedizione della Nimrod – di cui voglio ricordare il 110° anniversario della partenza da Lyttleton – rimase a lungo nell’ombra dell’ultima spedizione di Scott, anche a causa della tragedia della sua morte, insieme a Wilson, Bowers, Oates e Edgar Evans. Negli ultimi anni tuttavia alla Nimrod sono state dedicate varie opere – meritatamente – perché sebbene fosse una spedizione privata che disponeva di mezzi limitati Shackleton torno’ in patria nel 1909 con una magnifica messe di risultati e senza aver perso nessun membro della spedizione: non raggiunse il polo sud geografico – come se l’era proposto – ma arrivo’ ad appena 180 chilometri di distanza (latitudine 88° 23’ S) su un percorso di circa 1300 km e poi fece dietrofront perché sebbene fosse probabilmente in grado di raggiungere la meta tanto ambita, sapeva di mettere a repentaglio la sua vita e quella dei compagni. Percio’ prese la coraggiosa e sofferta decisione di dire «non andiamo oltre». Una decisione che Scott invece non fu in grado di prendere, proseguendo fino al polo e morendo sulla via del ritorno, insieme ai quattro compagni.

Trainando per due mesi e mezzo slitte cariche di materiale (tende, sacchi a pelo, viveri) Ernest Shackleton, Frank Wild, Eric Marshall e Jameson Adams raggiunsero la latitudine di 88° 23′ sud, a 180 chilometri di distanza dal polo sud geografico (88°23’S). Prima di loro nessuno era giunto tanto vicino alla meta. Per raggiungere il plateau polare risalirono lungo un immenso ghiacciaio che Shackleton battezzo’ Beardmore in onore di uno dei finanziatori della spedizione. La foto è stata scattata da Shackleton. Gennaio 1909. (Da Wikipedia, Public domain)

Fra i successi della spedizione Nimrod ci fu anche la prima ascensione del monte Erebus (10 marzo 1908); la conquista del polo sud magnetico (nel 1908 era nella Terra Vittoria, oggi è in mare al largo della terre Adélie); la scoperta e la risalita del ghiacciaio Beardmore fino al plateau polare; l’esplorazione delle Valli Secche e molte osservazioni vulcanologiche sull’Erebus, il cui massiccio è proprio alle spalle del rifugio di Cape Royds. Fortuna volle che gli esploratori furono testimoni di un’eruzione del vulcano, proprio come James Clark Ross nel 1841.

I membri della spedizione Nimrod poterono osservare delle eruzioni dell’Erebus: gli schizzi sono riprodotti nell’opera di Shackleton “The Heart of the Antarctic”. Durante la notte polare videro spesso bagliori sopra il cratere.

Durante l’inverno trascorso a Cape Royds fu realizzato, illustrato, stampato e rilegato il primo – e finora unico – libro «antartico»: l’Aurora Australis, di cui ne furono stampate fra 70 e 90 copie (non erano numerate per cui non è noto quante ne esistano). Altro exploit della spedizione: l’utilizzo della prima automobile sbarcata in Antartide, la New-Arrol-Johnston.

La prima automobile mai sbarcata e utilizzata in Antartide. DR

Fra i membri di questa prima spedizione di Shackleton c’erano alcuni personaggi di rilievo: il responsabile scientifico era Edgeworth David – 49 anni all’epoca, professore di geologia di origine gallese trapiantato in Australia – e il suo allievo Douglas Mawson, professore di mineralogia all’Università di Adelaide (in seguito Mawson organizzo’ e condusse la Australasian Antarctic Expedition a Commonwealth Bay). La prima ascensione dell’Erebus e la conquista del polo sud magnetico sono proprio opera di David e Mawson (al polo sud magnetico e sull’Erebus erano accompagnati dal medico scozzese Alistair Mackay). Il ghiacciaio David – poco distante dalla base scientifica italiana Mario Zucchelli – porta il nome di Edgeworth David. A ciascuno dei membri della spedizione Nimrod sono dedicati dei luoghi in Antartide (un monte, un ghiacciaio, ecc).

Poi c’era il geologo Raymond Priestley – che più tardi accompagno’ Scott nella spedizione del Terra Nova e fece parte dei sei uomini del Northern Party che restarono bloccati a Inexpressible island e passarono l’inverno australe del 1912 in una grotta di neve. Un altro membro «famoso» della spedizione Nimrod era l’artista George Marston – che poi accompagno’ Shackleton anche sull’Endurance: «The Heart of the Antarctic», l’opera che Shackleton pubblico’ al rientro della spedizione, è illustrata anche da bellissimi acquerelli di Marston. Nel team c’era anche Frank Wild, compagno fedele e inseparabile del Boss.

L’Erebus (3794 m). Foto (c) Antarctic Photo Library

Quello che resta oggi della spedizione della Nimrod – oltre a tutti i risultati scientifici e di conquista, le opere pubblicate – è il rifugio di Cape Royds – alle pendici dell’Erebus, presso la più meridionale delle colonie di pinguini Adélie esistenti. E’ una casetta di legno prefabbricata delle dimensioni di 10 m x 5,80 m – prodotta da Humphreys Limited a Londra. Il rifugio di Cape Royds è stato restaurato dall’Antarctic Heritage Trust fra il 2004 e il 2008:  gli archeologi antartici hanno recuperato più di 6000 artefatti, fra cui tre casse di whisky Mackinlay e due casse di brandy (trovate nel 2007). Avvolte di paglia e in perfette condizioni – undici bottiglie di whisky Mackinlay vecchie di 114 anni sono state riportate in Nuova Zelanda; con una speciale autorizzazione del governo neozelandese, il proprietario della marca Mackinlay (Whyte & Mackay) ne ha prelevate tre per portarle in Scozia dove il contenuto è stato analizzato presso la sua ditta e presso lo Scotch Whisky Research Institute. Nel 2011 è stato ricreato un whisky con le stesse caratteristiche organolettiche del whisky di Shackleton: si chiama Mackinlay’s Rare Old Highland Malt Whisky.

E la Nimrod? Dopo il rientro in Gran Bretagna nel 1909 fu utilizzata per qualche tempo come «museo galleggiante» della spedizione antartica; poi Shackleton fu costretto a venderla. Nel 1919 – dieci anni dopo la spedizione – la Nimrod affondo’ durante una tempesta, al largo delle coste di Norfolk.

© Lucia Sala Simion, 30 dicembre 2017, aggiornato al 31-12-17 (segue)

Per saperne di più:

Restoring Historic Huts in Antarctica

Antarctic Heritage Trust