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Prigionieri dei ghiacci per 365 giorni (1)

Prigionieri dei ghiacci per 365 giorni (1) Posted on 12 Settembre 2019

Cinque rompighiaccio, tre aeroplani, due elicotteri, otto motoslitte, alcuni ROV (veicoli subacquei a controllo remoto), 600 fra ricercatori e tecnici appartenenti a 17 nazioni e un budget di 140 milioni di euro: sono le cifre di MOSAIC (un acronimo che sta per Multidisciplinary Observatory for the Study of the Arctic Climate) un formidabile progetto scientifico lanciato dall’Alfred Wegener Institute -il Programma polare tedesco- per studiare il sistema climatico dell’Artico e poterlo meglio rappresentare con modelli climatici globali.

MOSAIC prenderà il via il 20 settembre: quel giorno il rompighiaccio tedesco Polarstern raggiungerà un’area dell’oceano glaciale artico a nord della Siberia e si lascerà intrappolare nella banchisa. Da quel momento – per un anno intero – la Polarstern deriverà insieme al ghiaccio marino attraverso il cuore dell’oceano glaciale Artico con a bordo ricercatori e tecnici che ne approfitteranno per compiere tutta una serie di osservazioni sui rapporti fra il ghiaccio marino, l’oceano, l’atmosfera, la biochimica e l’ecosistema – anche durante la notte polare. Sarà possibile osservare tutte le fasi di formazione e di scioglimento del ghiaccio marino in quel mediterraneo polare che è l’oceano glaciale artico; l’estensione dei ghiacci viene monitorata da satelliti, ma prendere il polso della situazione in situ a bordo della Polarstern è un’occasione eccezionale. Non tutti i 600 ricercatori saranno a bordo contemporaneamente, ma si alterneranno nel corso di 12 mesi. Capospedizione è Markus Rex, responsabile del Dipartimento di Fisica atmosferica all’AWI.

(c) Infografia: AWI

Deriva transpolare. Come conseguenza della rotazione terrestre e della forza di Coriolis – il ghiaccio marino che si forma nel mare di Siberia si sposta verso le coste orientali della Groenlandia, per poi scivolare nello stretto di Fram e finire nell’oceano Atlantico, dove si scioglie. Questo movimento dei ghiacci è noto con il termine di deriva transpolare. Parte della banchisa anziché dirigersi verso l’Atlantico si sposta a nord del Canada e dell’Alaska per accumularsi nel mare di Beaufort, dove rimane intrappolata per anni nel cosiddetto vortice (gyre) di Beaufort. In quest’area lo spessore del ghiaccio è notevole. La banchisa artica ha un aspetto caotico: sotto l’effetto del vento, delle correnti e delle tempeste il ghiaccio si spezza e si ricompone, formando creste di pressione che hanno reso la vita dura a molti esploratori del passato. Non è la prima volta che una nave compie una deriva transpolare (fra il 1893 e il 1896 la Fram di Nansen impiego’ tre anni per effettuarla e nell’ultimo trentennio ricordiamo gli esperimenti SHEBA e CEAREX e il veliero Tara), ma la complessità del progetto MOSAIC e i mezzi utilizzati sono superiori a quelli di ogni spedizione passata. Vedere la bellissima presentazione video della spedizione: https://www.youtube.com/watch?v=69OsRXEO7y4

L’Italia purtroppo non partecipa a questa spedizione straordinaria – Infografia (c) AWI

La Polarstern (117,9 metri di lunghezza, lanciata nel 1982) è il cuore del progetto MOSAIC: funzionerà come una grande base scientifica intrappolata nella banchisa e derivante insieme ad essa sulla superficie dell’oceano glaciale artico. Nella parte iniziale della spedizione (verso il mare di Siberia) sarà accompagnata dal rompighiaccio russo Akademic Fedorov. Poi, una volta identificata la banchisa più adatta per ancorare la nave e allestire il «campo base» la Polarstern si lascerà intrappolare dal ghiaccio marino, mentre l’equipaggio dell’Akademik Fedorov proseguirà per installare sulla banchisa una rete di strumenti automatizzati per il rilevamento dati, che si troverà a una distanza di circa 50 chilometri intorno alla Polarstern. Anche la rete di strumenti deriverà insieme alla nave. A distanze più ravvicinate saranno allestiti anche campi scientifici per i ricercatori che faranno andata e ritorno dalla nave in motoslitta.

I ricercatori Sascha Flögel e Johannes Lemburg raccolgono campioni di neve sulla banchisa artica per lo studio dell’inquinamento da microplastiche. Sullo sfondo la Polarstern. Agosto 2017. (c) Alfred Wegener Institute-Esther Horvath.

Quando le condizioni meteo lo permetteranno, i due elicotteri della Polarstern decolleranno per andare a controllare le differenti stazioni automatizzate. Sulla banchisa intorno alla nave verrà allestita anche una pista di atterraggio per gli aerei che nella primavera del 2020 porteranno personale e materiale.

Carburante, viveri, personale e strumenti scientifici saranno trasportati anche da altri tre rompighiaccio che visiteranno la Polarstern nel corso dell’anno: il rompighiaccio russo Admiral Makharov (134 m), lo svedese Oden (107,8 m) e il cinese Xue Long 2 (122,5 m, varato nel luglio del 2019). La spazzatura che non puo’ essere distrutta nell’apposito inceneritore della Polastern verrà recuperata e portata via dagli altri rompighiaccio. Un progetto come MOSAIC richiede quindi una logistica estremamente complessa e costosa e una programmazione precisa ma anche flessibile – per adattarsi alle condizioni meteo estreme e imprevedibili. La programmazione di MOSAIC ha richiesto quasi otto anni di preparazione. (1) 

La foto di apertura è di Stefan Hendricks-AWI

Nel prossimo episodio: i progetti scientifici di MOSAIC – Tutta la documentazione iconografica e video è dell’Alfred Wegener Institute (AWI)