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Dirigibile Italia: novant’anni fa

Dirigibile Italia: novant’anni fa Posted on 18 Agosto 2017

Il generale Nobile con in braccio Titina

Nella notte del 15 aprile 1928 – alla 1:55 – il dirigibile Italia partiva da Milano, dal campo di aviazione di Baggio, diretto alle isole Svalbard e al polo nord geografico per una serie di esplorazioni dell’oceano glaciale artico. L’equipaggio era composto da 13 persone fra le quali il generale Umberto Nobile – comandante e capospedizione – tre scienziati fra cui il fisico del Politecnico di Milano Aldo Pontremoli e due giornalisti.

La città di Milano aveva contribuito al finanziamento della spedizione, che si svolse due anni dopo quella del dirigibile Norge alla quale avevano partecipato anche Roald Amundsen e Lincoln Ellsworth. Nel 1926 il Norge aveva sorvolato l’oceano glaciale artico dalle Svalbard all’Alaska, passando sopra il polo nord geografico. Fu un successo straordinario. 

La spedizione dell’Italia invece fini’ in tragedia. Ciononostante rimane una grande e temeraria avventura di esplorazione polare: a tutt’oggi solo due dirigibili hanno sorvolato il polo nord geografico, il Norge e l’Italia, ambedue progettati e costruiti in Italia e pilotati da Umberto Nobile. Il dirigibile tedesco LZ 127 Graf Zeppelin fece un volo artico nel mare di Barents (1930), ma non sorvolo’ il polo nord. Ricordare queste spedizioni e il contributo che Milano porto’ al finanziamento della spedizione dell’Italia alimenta le conoscenze storiche e scientifiche e contribuisce a suscitare interesse verso la ricerca polare. 

 

A destra: Il dirigibile Italia sorvola il paesaggio innevato delle isole Svalbard durante uno dei voli di esplorazione e di studio dell’oceano glaciale artico. Poco dopo la mezzanotte del 24 maggio 1928 l’Italia sorvolo’ il polo nord geografico, ma non fu possibile calare ricercatori sulla banchisa. Al rientro verso la base alle Svalbard il dirigibile – appesantito da ghiaccio formatosi sull’involucro e in difficoltà a  causa di venti contrari – perse quota e si schianto’ sulla banchisa. Era il 25 maggio. Nell’urto la cabina di pilotaggio venne strappata e rimase sul pack con le persone che si trovavano al suo interno (fra le quali Umberto Nobile, che riporto’ fratture a un braccio e ad una gamba); nell’incidente il motorista Pomella fu ucciso e sei membri dell’equipaggio vennero trascinati via nell’involuco del dirigibile. Di loro non si seppe più nulla.

Alle operazioni di salvataggio parteciparono varie nazioni utilizzando mezzi aerei e navali: alla ricerca di Nobile parti’ anche il Comandante Charcot a bordo del veliero Pourquoi-Pas? e Roald Amundsen – che aveva partecipato con Nobile alla temeraria spedizione del Norge nel 1926. L’idrovolante Latham su cui volava Amundsen si inabisso’ in mare: non fu mai ritrovato. Malgrado la tragedia – che costo’ la vita anche al metereologo Malmgren – la spedizione dell’Italia fu una straordinaria spedizione che permise l’esplorazione di migliaia di chilometri di oceano glaciale artico. Anche il volo del dirigibile attraverso l’Europa fino alle Svalbard fu un grande exploit. 

 

Il Krassin a San Pietroburgo (c) Lucia Simion 2008.

IL ROMPIGHIACCIO SOVIETICO KRASSIN (KRASIN): Varato nel 1916, nel 1928 partecipo’ all’operazione internazionale di salvataggio dei naufraghi della Tenda Rossa. Oggi è un museo galleggiante, ancorato sulla Neva a San Pietroburgo. A bordo, ritagli del Corriere della Sera ricordano la vicenda del dirigibile Italia. Il Krassin era partito da Leningrado il 16 giugno 1928 – qualche giorno dopo che l’SOS dei naufraghi era stato intercettato da un radioamatore di Arcangelo in Russia. Il rompighiaccio impiego’ circa un mese per raggiungere i sopravvissuti dell’incidente, accampati sul pack dal 25 maggio. Il 12 luglio, malgrado un pack molto spesso e un’elica rotta, il Krassin raggiunse la posizione nella quale erano stati avvistati Mariano e Zappi – partiti a piedi alla ricerca di aiuti, insieme al metereologo Malmgren, che non sopravvisse alla marcia fra i ghiacci. Il medesimo giorno, verso sera, anche il gruppo dei naufraghi accampati presso la Tenda Rossa fu tratto in salvo. Trascinata dalle correnti, la banchisa su cui erano insediati si era spostata di 200 chilometri.

(c) Lucia Simion