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In un lontano mondo ghiacciato

In un lontano mondo ghiacciato Posted on 1 Gennaio 2019

Il primo articolo del nuovo anno non poteva che essere dedicato a New Horizons, la sonda della NASA che proprio nelle prime ore del 2019 ha effettuato un periglioso sorvolo dell’asteroide 2014 MU69, alias Ultima Thule, a 6,5 miliardi di chilometri dalla Terra. La distanza è tale che ci sono volute sei ore prima che il messaggio della sonda arrivasse fino al nostro pianeta, per segnalare che era uscita indenne dal fly-by effettuato a 3.500 km di altezza e che proseguiva la sua missione di esplorazione. L’asteroide 2014 MU69 è un «oggetto» lungo circa 32 km e largo 10 km, situato nella fascia di Kuiper (detta anche fascia di Edgeworth-Kuiper), regione remotissima del nostro sistema solare situata oltre l’orbita di Nettuno e popolata da innumerevoli corpi celesti ghiacciati, “reliquie” della formazione del sistema solare. Anche certe comete provengono da questa immensa regione situata fra 30 AU e 55 AU, dove 1 AU è la distanza fra la Terra e il Sole (149,6 milioni di km). Laggiù, ai confini del sistema solare, la luce è fioca e il freddo intenso.

Alan Stern (a sinistra, ingegnere e planetologo, PI della missione New Horizons) festeggia il fly-by di Ultima Thule con Alice Bowman, Operation manager di New Horizons. Il successo di questa missione giunge nell’anno in cui si celebrerà il 50°anniversario dell’arrivo di Apollo 11 sulla Luna.
La sonda interplanetaria New Horizons della NASA progettata dal Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) e dal Southwest Research Institute sotto la direzione di Alan Stern. Il New York Times del 31 dicembre 2018 pubblicava un suo articolo dal titolo “The most distant place we’ve visited”. New Horizons è alimentata da un generatore termoelettrico a radioisotopi, che trasforma il calore prodotto dal decadimento radioattivo del diossido di plutonio 238 in energia elettrica.

Il pianeta nano Plutone – fotografato da New Horizons nel luglio del 2015 – è il più grande della miriade di oggetti ghiacciati della fascia di Kuiper, ed è lui stesso ricoperto di ghiaccio di azoto e di anidride carbonica.

Plutone, fotografato da New Horizons della NASA; a destra due dettagli della sua superficie ghiacciata. La sonda ha scoperto anche “calotte” di ghiaccio di azoto e aree in cui è stata registrata la presenza di ghiaccio d’acqua. La superficie di Idra – uno dei quattro piccoli satelliti di Plutone – è composta di ghiaccio d’acqua.

Piccoli e remotissimi, gli oggetti della fascia di Kuiper erano molto difficili da osservare: a parte Plutone e Caronte (scoperti rispettivamente nel 1930 e nel 1978) la regione sembrava «vuota», un fatto che intrigo’ moltissimo l’astronomo inglese David Jewitt dell’Università di Hawaii che a partire dal 1986 – insieme a Jane Luu – inizio’ ad osservare quell’area apparentemente «vuota» utilizzando diversi osservatori (a Kitt Peak in Arizona, poi in Cile e infine con un telescopio da 2,2 m alle Hawaii). Nel 1992 – dopo cinque anni di ricerche – Jewitt e Luu annunciarono la scoperta di 1992QB1 (15760 Albion), il primo dei misteriosi oggetti della fascia di Kuiper. Da allora sono stati scoperti altri 3100 oggetti.

In un’intervista Jane Luu racconta che i colleghi suggerivano a lei e a Jewitt di interrompere la ricerca perché era “un’impresa senza speranza», «non troverete nulla». Invece la fascia di Kuiper esiste eccome e New Horizons sta zigzagando fra sciami di corpi celesti ghiacciati per osservarli.

Sopra, a sinistra: un’immagine di Ultima Thule inviata da New Horizon il 31 dicembre, prima del fly-by (NASA); a destra, uno sketch di James Tuttle Keane del possibile asse di rotazione di Ultima Thule su sé stesso.

A che cosa somiglia l’asteroide Ultima Thule, il più remoto oggetto celeste mai esplorato da uno strumento costruito dall’uomo? A giudicare dalle immagini inviate dalla sonda prima del fly-by, l’asteroide ha la forma di un birillo da bowling; aspettiamo che la NASA diffonda immagini più dettagliate per osservare meglio la sua superficie. Domani 2 gennaio la dimensione di Ultima Thule dovrebbe raggiungere i 100 pixel e il 3 gennaio 200 pixel.

E dopo il sorvolo di Ultima Thule quale sarà la missione della sonda New Horizons? Alan Stern ha annunciato che la sonda “è in perfetta salute”, che ha energia sufficiente per continuare ad esplorare la fascia di Kuiper per altri vent’anni.

Alcuni oggetti della Fascia di Kuiper.

Il soprannome Ultima Thule si riferisce ad una remota e misteriosa contrada dell’Artico che aveva ispirato e attirato molti esploratori polari. Oggi Thule è una base aerea statunitense, situata 150 km a sud della cittadina di Qaanaq, a 1524 km dal polo nord geografico. Nel 1990 l’esploratore e geografo francese Jean Malaurie (n. 1922) pubblico’ un’opera intitolata «Ultima Thulé» (esiste una nuova edizione del 2017).

Due video della BBC (formidabili): intervista di Jonathan Amos a Alan Stern (PI della missione New Horizons), realizzata il 30 dicembre 2018 e un video in cui David Shukman presenta in modo semplice e chiaro la missione New Horizons. Grande BBC e ottimi giornalisti scientifici.

1° gennaio 2019