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La storia del pinguino Adelie adottato

La storia del pinguino Adelie adottato Posted on 19 Gennaio 2018

Nella colonia di pinguini Adelie di Cape Royds sull’isola di Ross è accaduto un evento fuori dall’ordinario. Persino i ricercatori che da anni studiano questa colonia erano sorpresi, piacevolmente sorpresi. Di che si tratta? Una coppia di Adélie ha «adottato» un pulcino. Detta cosi’ sembra una cosa da nulla, ma non lo è. Anzi: è un evento molto raro.

Gli Adelie di solito hanno due pulcini per stagione; allevarne due è già complicato per dei genitori che devono alternarsi nella cura dei piccoli, difenderli dagli attacchi degli skua e andare a pesca in mare per rifocillare una progenie sempre affamatissima. Magari camminando per chilometri sulla banchisa che circonda la loro isola, per raggiungere il mare aperto. Un lavoro estenuante. Certi anni – a causa della banchisa troppo estesa – è accaduto che non fosse sopravvissuto nemmeno un pulcino, oppure molto pochi. Quest’anno invece la sorpresa: il 4 gennaio scorso, durante il sopralluogo quotidiano nella colonia i ricercatori hanno notato che un Adelie adulto era nel «nido» – un monticello di pietruzze – con tre pulcini anziché due. Nella fotografia qui sotto il pulcino adottato è quello di mezzo. Tutti e tre cercano riparo e calduccio sotto il genitore (l’altro membro della coppia è a pesca in mare).

4 gennaio 2018, un nido con tre pulcini nella colonia di Cape Royds, isola di Ross. FOTO (c) Penguinscience.com

Com’è capitato nella famiglia d’adozione il pulcino “orfano”? Si era perso allontanandosi dal proprio nido? Oppure i genitori erano morti? MISTERO. I ricercatori hanno continuato a monitorare la famigliola e hanno notato con soddisfazione che il 10 gennaio i pulcini erano ancora tre – in ottima forma – e che il 15 gennaio la famigliola degli Adelie era sempre al completo. Una bellissima storia. Purtroppo l’estate australe sta per finire e i ricercatori devono ripartire negli Stati Uniti. Sapremo mai come andrà a finire questa vicenda? A giudicare della fotografie scattate dai ricercatori (vedere il diario di Cape Royds qui) i tre pulcini sembrano in ottima forma e ben nutriti. Forse ce la faranno tutti e tre.

La famigliola con il pulcino adottato. FOTO (c) Penguinscience.com

Ci vorranno ancora un paio di settimane prima che i giovani lascino il nido e se ne vadano per conto proprio nel grande oceano intorno all’Antartide. Dove andranno? Che cosa faranno? Dove trascorreranno i mesi della notte polare?

Le aree del Mare di Ross dove svernano i pinguini Adelie delle colonie di Cape Royds (punti azzurri) e di Cape Crozier (punti gialli). Cape Crozier lè la più grande colonia al mondo di pinguini Adelie, una città di 500.000 pinguini. Il grafico è tratto da una pubblicazione scientifica di Grant Ballard, collaboratore di David Ainley. SITO (c) Penguinscience

In parte potremo immaginarlo perché l’anno scorso (nella stagione 2016-2017) i ricercatori hanno dotato 155 pinguini Adélie delle colonie di Cape Royds e Cape Crozier di piccoli strumenti delle dimensioni di un anello con castone, fissati a una zampetta: questi geo-localizzatori permettono di registrare le ore di luce in modo da scoprire a che latitudine e longitudine si trova il pinguino.

Questo piccolo strumento è un geolocalizzatore, ha le dimensioni di un anello con castone. Viene posizionato sulla zampetta degli Adelie. (c) https://www.penguinscience.com

Contengono anche misuratori di pressione per registrare a che profondità s’immergono: se restano relativamente in superficie significa che pescano krill, mentre se s’immergono in profondità vanno a caccia di Silverfish. La differenza è importante perché il pesce è più nutriente del krill. Leggere questo articolo di Mike Lucibella, Caporedattore dell’Antarctic Sun. 

Siccome i pinguini ritornato sempre nella stessa colonia e sul medesimo nido, per recuperare gli strumenti i ricercatori hanno atteso i pinguini «al varco»: cosi’ hanno ritrovatogli i geo-localizzatori contenenti tutte le informazioni sugli spostamenti e le attività quotidiane dei pinguini. Appena avranno analizzato i dati scopriremo cosa hanno combinato i pinguini Adélie durante l’inverno australe. I ricercatori in parte già lo sapevano perché anni fa avevano dotato alcuni pinguini di altri geo-localizzatori: si era scoperto che dopo aver lasciato le colonie di Cape Royds e Cape Crozier i pinguini viaggiano verso nord, oltre il circolo polare antartico (latitudine di 66° sud). Passano il tempo su zatteroni di banchisa e ogni tanto s’immergono per andare a pesca. Più o meno restano sempre dove c’è un pochino di luce, non fosse altro che per poche ore al giorno – una luce simile ad un crepuscolo. La zona in cui si raggruppano si chiama Ross Sea gyre – ed è percorsa da una corrente che gira in senso orario. Gli zatteroni di banchisa che si trovano in questa corrente vengono quindi trascinati in senso orario e dopo alcuni mesi ritornano nei pressi dell’area dell’isola di Ross. I pinguini Adélie quindi si trovano come su un immenso tapis roulant che li riporta verso le colonie riproduttive. verso “casa”.

I dati ottenuti con i nuovi strumenti saranno di certo più sofisticati e precisi e ricchi di dettagli. Non vediamo l’ora di scoprire cosa diavolo fanno gli Adélie quando non sono sotto lo sguardo attento dei ricercatori… La ricerca fa parte del progetto «A Full Lifecycle Approach to Understanding Adélie Penguin Response to Changing Pack Ice Conditions in the Ross Sea», finanziato dalla National Science Foundation con il sostegno logistico del Programma polare americano (US Antarctic Program). Il capo del progetto è David Ainley, ecologo e ornitologo, il più grande esperto di pinguini Adélie esistente. Ainley studia l’ecologia del mare di Ross e dei pinguini Adélie da quarant’anni. E’ autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e di una bellissima opera dedicata ai pinguini che conosce tanto bene: «The Adélie penguin, Bellwether of climate change».

(c) Scritto da Lucia Simion (19 gennaio 2018).

       Foto del sito www.penguinscience.com