Posted in Antartide Home Personaggi

La ricercatrice che voleva partire con Scott

La ricercatrice che voleva partire con Scott Posted on 7 Novembre 2018

L’annuncio pubblicato sui giornali inglesi cominciava con il titolo in grassetto «MEN WANTED» e più sotto continuava “for hazardous journey. Small wages, bitter cold, long months of complete darkness, constant danger. Safe return doubtful. Honor and recognition in case of success.” Firmato: Ernest Shackleton  4 Burlington St.

Nessuno sa con certezza se l’annuncio sia autentico oppure se si tratta di una leggenda (e quindi di un falso); fatto sta che risposero alcune migliaia di persone, si dice cinquemila. Fra queste pare che ci fossero almeno cinque donne. Quando Scott organizzo’ la spedizione del Terra Nova (la British Antarctic Expedition) ricevette domande di partecipazione anche da ricercatrici: la più famosa fra queste era Marie Stopes (1880-1958), specialista di paleobotanica scozzese esperta di flora del Carbonifero e delle Cicadacee, fondatrice di un piccolo museo di paleontologia sull’isola di Portland nella Manica (sulla Jurassic Coast, oggi iscritta al Patrimonio dell’UNESCO).

Marie Stopes

Personaggio piuttosto controverso, Stopes viene oggi ricordata più per il suo impegno nel campo della contraccezione che per le notevoli ricerche di paleobotanica che svolse in Scozia, Giappone, Canada e sull’isola di Portland. Laureata in Scienze aveva ottenuto un dottorato in Botanica all’Università di Monaco di Baviera ed fu docente di paleobotanica all’Università di Manchester: voleva recarsi in Antartide alla ricerca di flora fossile per provare l’esistenza del Gondwana. La sua domanda di partecipare alla spedizione Terra Nova fu scartata, ma Scott e il dottor Wilson non dimenticarono la sue richieste di procurarle dei fossili: nella marcia di ritorno dal polo sud geografico, sebbene stremati, raccolsero rocce che contenevano fossili di Glossopteris, piante caratteristiche del Gondwana. I fossili furono poi ritrovati sulla slitta accanto alla tenda in cui giacevano i corpi di Scott, Wilson e Bowers.

Glossopteris

Nel 1929 venticinque donne si candidarono per partecipare alla spedizione BANZARE, organizzata da Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia; nel 1937 erano 1300 le donne che chiesero di partecipare a una spedizione inglese – la British Antarctic Expedition. Nessuna fu accettata, né da una spedizione, né dall’altra. Negli anni 60 in Gran Bretagna, la candidatura di una ricercatrice che voleva recarsi in Antartide fu rifiutata con una lettera in cui stava scritto: «l’Antartide non piacerebbe alle donne perché non ci sono negozi né parrucchieri»….

Finalmente, nel 1969-70 sei ricercatrici americane parteciparono alla campagna estiva a McMurdo, visitando anche la stazione Amundsen-Scott al polo sud geografico. Negli altri paesi non fu cosi’ semplice: la prima ricercatrice inglese si reco’ in l’Antartide solo nel 1983. Trent’anni dopo – nel 2013 – il British Antarctic Survey (il Programma polare inglese) è diretto da una donna, Dame Jane Francis, paleoclimatologa e specialista di paleobotanica.

Oggi le donne ricercatrici sono oramai ben rappresentate nelle spedizioni organizzate dai vari paesi; in alcune basi svolgono anche ruoli di tecnici logistici (ingegnere, carpentiere, conduttore di mezzi, ecc); ci sono medici, piloti e qualche anno fa il cuoco alla base Amundsen-Scott al polo sud geografico era…una donna. A Dumont d’Urville nel 2000 una donna è stata responsabile dell’Ufficio postale (Jocelyne Le Bret) e una donna, Hélène Larmet, è capospedizione della TA68 nel winter-over 2017-2018. Chiara Montanari, un ingegnere italiano, è stata capospedizione alla base belga Princess Elizabeth e alla base italo-francese Concordia. Ma la lista delle donne “antartiche” è molto, molto, molto più lunga: quindi avro’ ancora occasione di riparlare delle donne in Antartide.