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Nel mare di Weddell, verso il Larsen C

Nel mare di Weddell, verso il Larsen C Posted on 6 Gennaio 2019

Ce la faranno a trovare il relitto dell’Endurance, il mitico veliero di Shackleton? La Weddell Sea expedition 2019 è partita il giorno di Capodanno a bordo del rompighiaccio sudafricano Agulhas 2 ed è attualmente nel cuore del mare di Weddell, 2,8 milioni di chilometri quadrati di oceano delimitato a nord dalle isole Shetland del sud, a ovest dalla Penisola antartica e a sud dalla piattaforma di Filchner-Ronne e dalla costa di Coats in Antartide.

Quasi permanentemente coperto di ghiaccio marino anche durante l’estate australe, il mare di Weddell è uno dei luoghi più incontaminati dell’Antartide, ma anche uno dei più difficili da esplorare – proprio a causa delle condizioni ambientali. Nel marzo del 2018 il rompighiaccio inglese James Clark Ross fu costretto a fare dietrofront perché non riusciva a procedere in una banchisa particolarmente spessa e compatta nella parte alta della Penisola; era diretto alla piattaforma di ghiaccio Larsen C con a bordo ricercatori del British Antarctic Survey e di varie università. La Polar Stern – che arrivava dalla base Neumayer nella Terra della Regina Maud – riusci’ invece a passare e a svolgere il programma di studi sulla piattaforma di Filchner-Ronne.

La variabilità climatica nel mare di Weddell è grande ed è proprio per questo che i ricercatori vogliono recarsi sul posto, in particolare nell’area del Larsen C, per prendere il polso della situazione e raccogliere dati precisi da inserire nei modelli matematici che consentiranno di visualizzare il comportamento delle piattaforme di ghiaccio della regione, a fronte dei cambiamenti climatici in corso.

Anche nel passato tuttavia la variabilità climatica del mare di Weddell era notevole, come testimonia la vicenda dell’esploratore e cacciatore di foche inglese James Weddell: nel febbraio del 1823 riusci’ a spingersi fino alla latitudine di 74°15’ nel mare che oggi porta il suo nome, ritornando poi a casa sano e salvo. Weddell era alla ricerca di nuove colonie di foche, ma trovo’ solo un immensa distesa di acque con pochissima banchisa e icebergs sparsi.

Nel 1914 Shackleton si avventuro’ nel mare di Weddell a bordo del tre alberi Endurance per raggiungere l’Antartide e quindi attraversare il continente da ovest a est; purtroppo era un anno con moltissimo ghiaccio marino. Ad appena un centinaio di chilometri dalla meta l’Endurance resto’ intrappolata nella banchisa e fu trascinata dalle correnti verso nord – insieme al ghiaccio: fini’ stritolata dalla banchisa che ne spezzo’ lo scafo come uno schiaccianoci spezza il guscio di una noce. 

L’Endurance colo’ a picco nel novembre del 1915, lasciando 27 membri della spedizione e i cani da slitta (più il gatto Mrs. Chippy) sulla banchisa. Era l’inizio di una delle più straordinarie storie di sopravvivenza che si concluse – grazie a Shackleton – con il salvataggio di tutti i naufraghi. Le fotografie e i film realizzati da Franck Hurley sono preziose testimonianze di questa avventura che continua ad affascinare gli appassionati di storie polari di tutto il mondo.

La Penisola antartica e – sul lato orientale – le piattaforme di ghiaccio fra cui la più vasta è la Larsen C al centro dell’immagine (c) contains modified Copernicus Sentinel data (2015), processed by Enveo, CC BY-SA 3.0 IGO

La spedizione Weddell Sea 2019 – 30 fra ricercatori e tecnici di varie nazionalità – non intende attraversare l’Antartide sulle tracce di Shackleton, ma ha due obiettivi principali: il primo è quello di raggiungere la piattaforma di Larsen C a est della penisola antartica – dove l’Agulhas 2 dovrebbe arrivare intorno al 9 gennaio – per effettuare una serie di studi di glaciologia, di biologia marina, di oceanografia e di paleoclimatologia utilizzando tecnologie d’avanguardia per l’esplorazione sottomarina nell’area in cui nel luglio 2017 si stacco’ l’iceberg A-68A, grande il doppio dello stato del Lussemburgo; il secondo obiettivo è un progetto appassionante di archeologia marina, quello di cercare il relitto dell’Endurance sul fondo del mare di Weddell utilizzando i sottomarini robotizzati. Anche la divulgazione scientifica ha un ruolo importante a bordo (seguire il blog della spedizione) anche per ispirare i giovani nei confronti delle scienze polari. Lo stesso Shackleton aveva ingaggiato Frank Hurley per documentare lo svolgimento delle spedizione e poi organizzare conferenze per il grande pubblico.

L’Agulhas 2, il rompighiaccio a bordo del quale viaggia la spedizione. Screenshot del sito https://weddellseaexpedition.org/

“Solo un pugno di navi si sono avventurate nel mare di Weddell dai tempi di Shackleton”, dice John Shears – geografo e ricercatore polare, direttore della spedizione; “e nessuno ha mai localizzato il relitto dell’Endurance… speriamo di essere i primi a trovarlo. Sarà una grande sfida…ma se lo trovassimo sarebbe una scoperta straordinaria». Alastair McLeod della Royal Geographical Society (una delle istituzioni che collaborano alla spedizione) spiega che considerate le temperature sul fondo del mare di Weddell lo scafo dell’Endurance dovrebbe essersi conservato intatto. Spezzato, ma intatto. La spedizione ha 45 giorni per effettuare tutto il suo programma, prima che ritorni l’inverno australe.

L’Endurance nella banchisa del mare di Ross, fotografata da Frank Hurley. (c) screenshot dalla Gallery del sito https://weddellseaexpedition.org/
Frank Wild osserva il relitto dell’Endurance stritolato dalla banchisa, poco prima che affondasse nel mare di Weddell; foto di Frank Hurley (c) screenshot dalla Gallery del sito https://weddellseaexpedition.org/

Trovare l’Endurance sarebbe la ciliegina sulla torta per i membri della Weddel Sea Expedition 2019, ma come avverte Julian Dowdeswell, glaciologo e paleoclimatologo, direttore dello Scott Polar Institute di Cambridge e uno dei responsabili scientifici della spedizione: «se localizzare l’Endurance fosse una faccenda cosi’ semplice sarebbe già stata trovata».

Tutto dipende dalle condizioni del ghiaccio marino nella regione. Quest’anno la situazione si presenta migliore rispetto al 2018 (a sinistra): secondo dati recenti comunicati dal National Snow and Ice Data Center di Boulder in Colorado, il primo gennaio 2019 l’estensione del ghiaccio marino intorno all’Antartide era di 5,47 milioni di km quadrati, il valore più basso riscontrato negli ultimi 40 anni ovvero dall’inizio delle osservazioni satellitari nel 1978. 

Se tutto procede bene l’Agulhas 2 dovrebbe raggiungere la piattaforma di Larsen C fra un paio di giorni o tre: è grande quanto la superficie di Lombardia, Val d’Aosta e Lazio riunite (circa 44.200 km2). Fa parte di una serie di piattaforme che nell’insieme prendono il nome di Larsen: Larsen A,B,C,D.  La piattaforma di Larsen era la quarta piattaforma di ghiaccio dell’Antartide per superficie dopo la piattaforma di Ross, quella di Filchner-Ronne e la piattaforma di Amery. Nel 1998 si è disintegrata la piattaforma Larsen A, nel 2002 la Larsen B e nel luglio del 2017 l’iceberg A-68A si è staccato dalla Larsen C. E’ evidente che glaciologi e paleoclimatologi vogliono capire quale sarà il destino della piattaforma Larsen C. 

L’iceberg A-68A staccatosi dal Larsen C nel luglio del 2017. (c) ESA

Qual è la stabilità delle piattaforme di ghiaccio del mare di Weddell? Cosa accadrà negli anni a venire? E’ precisamente quello che intendono scoprire i ricercatori dela Weddell Sea expedition; Julian Dowdeswell spiega che grazie agli strumenti imbarcati sull’Agulhas 2 (inclusi i mezzi sottomarini robotizzati) sarà possibile studiare la stratigrafia della piattaforma Larsen C per determinarne la stabilità e anche la stratigrafia del fondale, per capire se nel passato componenti della piattaforma si sono disintegrate oppure no.

Le piattaforme di ghiaccio (ice-shelves) si formano dove i ghiacciai terrestri raggiungono la linea di costa in riva al mare: dalla coalescenza del ghiaccio di diversi ghiacciai si creano immensi «tavolati», spessi varie centinaia di metri, sospesi sul mare. Con la loro mole gli ice-shelves funzionano come contrafforti che rallentano la velocità di scorrimento dei ghiacciai terrestri verso il mare: la loro presenza è di fondamentale importanza per limitare l’aumento del livello marino. In assenza del Larsen C i ghiacciai terrestri della zona contribuirebbero ad un aumento del livello dei mari di 10 centimetri.

Sotto agli ice-shelves – a grandi profondità e nel buio quasi totale – si sviluppano ecosistemi molto particolari e misteriosi, estremamente difficili da esplorare perché distanti dal margine della piattaforma. Solo sottomarini robotizzati (AUV) con grande autonomia riescono a raggiungerli per fotografare le specie presenti. Qui, in questo mondo oscuro, dove la pressione è elevata e le sostanze nutrienti limitate, l’evoluzione ha impiegato decine di millenni per creare nuove specie. Quando le piattaforme si disintegrano (come nel caso della Larsen A e B) oppure quando un iceberg delle dimensioni di A-68-A si stacca dalla piattaforma Larsen C, vastissime contrade rimaste protette e sepolte per millenni si ritrovano improvvisamente prive del «tetto» che le sovrastava. Che cosa accade agli ecosistemi delicatissimi che si erano evoluti in isolamento?

I ricercatori della Weddell Sea Expedition vogliono dare una risposta a tutte queste domande e ad altre ancora, per esempio: i mezzi sottomarini automatizzati fotograferanno i fondali presso le piattaforme per scoprire (eventualmente) solchi lasciati da icebergs del passato che staccandosi dalla piattaforma hanno «arato» il fondale prima di prendere il largo nelle correnti. Queste «cicatrici» sono la prova che anche nel passato le piattaforme hanno subito gli effetti di variazioni del clima. Grazie ai sottomarini robotizzati verrà misurato lo spessore delle piattaforme e saranno evidenziate le aree in cui il ghiaccio risulta «eroso» da correnti calde profonde, che infilandosi sotto la piattaforma ne provocano lo scioglimento e infine la disintegrazione (un fenomeno in atto in varie località dell’Antartide, per esempio sotto ai ghiacciai Pine island e Thwaites).

Lo studio degli ecosistemi sotto alle piattaforme è uno degli obbiettivi principali dei biologi che viaggiano a bordo dell’Agulhas 2: potrebbero scoprire nuove specie. Fra i membri della spedizione non ci sono solo ricercatori ma anche parecchi tecnici che gestiscono il «parco» di robot sottomarini, AUV e ROV, di carottieri per estratte carote di sedimenti sul fondale e pilotare sofisticati droni. Il rompighiaccio Agulhas 2 (134,2 metri di lunghezza, Polar Class 5 appartenente al Sudafrica e utilizzato dal programma polare sudafricano) sta procedendo verso la sua meta. Le condizioni sono migliori rispetto a quelle incontrate un anno fa dal rompighiaccio RSS James Clark Ross: teniamo le dita incrociate e aspettiamo le buone notizie.

Nei primi giorni di navigazione i membri della spedizione hanno voluto ricreare una delle celebri fotografie di Hurley a Ocean Camp, come un clin d’oeil a Shackleton.  (c) screenshot dalla Gallery del sito https://weddellseaexpedition.org/

PER SAPERNE DI PIU’: 

Weddell Sea Expedition 2019: Twitter

Weddell Sea Expedition su Royal Geographical Society

Weddell Sea Expedition 2019 su Explorers Club

Weddell Sea Expedition 2019, University of Canterbury, NZ

Un mondo misterioso tutto da esplorare (BLOG News dai poli)

(c) Lucia Sala Simion, 6 gennaio 2019