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Orche fabbrica-onde

Orche fabbrica-onde Posted on 23 Novembre 2017

Il trucchetto è stato studiato per la prima volta nel mare intorno alla penisola antartica, ma oltre cento anni fa era stato osservato dai membri della spedizione di Robert Scott e in particolare dal fotografo Herbert Ponting. Le orche utilizzano un sistema ingegnoso e molto sofisticato per acchiappare le foche di Weddell. Tre metri di lunghezza per 400-600 chili di peso, una foca di Weddell è un boccone grasso e prelibato. Il problema è catturarla. Goffe e impacciate nel muoversi sulla banchisa, le foche sono agilissime una volta nell’acqua, e inoltre mordono: afferrarle non è un gioco da ragazzi nemmeno per un’orca – due volte più lunga di loro e otto volte più massiccia. Allora come fare? Bisogna metterci creatività, astuzia e capacità di collaborare – tre doti che alle orche non mancano di sicuro.

Bob Pitman è un ricercatore del Southwest Fisheries Science Center del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) a La Jolla presso San Diego; è specialista dello studio dei cetacei e in particolare proprio delle orche antartiche. Ha osservato e fotografato la tecnica con la quale le orche fanno capovolgere «zattere» di banchisa su cui riposano foche di Weddell, per farle scivolare in acqua e catturarle (la foto di apertura è sua).

La tecnica è nota in inglese con il termine di «cooperative hunting behavior” e più comunemente con quello di «wave washing». Pitman ritiene che le orche cacciatrici di foche appartengano al «tipo B», uno dei quattro “ecotipi” di orche presenti in Antartide, le cui dimensioni, colore della livrea, comportamento e ecologia sono distinti. La tecnica di caccia è stata filmata qualche anno fa da un’equipe della BBC per il programma Frozen Planet, proprio con la collaborazione di Pitman, che in quell’occasione ricorda di aver osservato ben 22 attacchi coordinati di orche su foche. Nel 2011 Robert Pitman e John Durban hanno pubblicato su Marine Mammal Science un articolo scientifico dal titolo: Cooperative hunting behavior, prey selectivity and prey handling by pack-ice killer whales (Orcinus orca) type B, in Antarctic Peninsula waters.

Durante l’estate australe, la superficie ghiacciata del mare (la banchisa) si spezza in mille frammenti su cui sostano e si riposano pinguini e foche. Famiglie di orche composte da femmine adulte con i loro piccoli, e maschi subadulti pattugliano i canali che si aprono nella banchisa, come farebbero branchi di lupi in libertà. Quando scorgono una foca addormentata su un zattera di banchisa, le orche sporgono la testa fuori dall’acqua per osservarla (spy-hop), quindi si immergono di nuovo, allontanandosi di un centinaio di metri. Si puo’ immaginare che comunichino fra loro per programmare un attacco. I piccoli non partecipano direttamente ma osservano, per imparare la tecnica. In men che non si dica tre o quattro orche della famiglia si allineano in formazione – come cavalli alla partenza di una corsa – e poi scattano nuotando veloci verso la foca. Massicce e potenti come sono, creano un’onda che investe in pieno la zattera di banchisa, sbilanciandola e scaraventando la foca nell’acqua. CLICCARE PER VEDERE IL VIDEO.

Terrorizzata, questa morde e si mette in salvo sul ghiaccio. Allora le orche ricominciano: si allontanano e «fabbricano» un’altra onda, e poi un’altra ancora finché – esausta – la foca non ha più la forza di difendersi né di fuggire. La caccia è finita: un’orca l’afferra per la coda – o per una pinna pettorale e la trascina sott’acqua….. Macchie di sangue e di grasso risalgono alla superficie. Qua e là galleggia un frammento di pelle e di pelliccia. Ma della foca resta ben poco. Le orche «fabbrica-onde» sono già ripartite. A caccia di altre foche, oppure di balenottere di Minke antartiche (altre loro prede in Antartide).