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Quando Parigi assume un aspetto polare

Quando Parigi assume un aspetto polare Posted on 8 Febbraio 2018

Questo blog è dedicato alle regioni polari e alle isole subantartiche, di conseguenza qualcuno potrebbe chiedersi: “cosa c’entrano la Francia e Parigi in questa entry?” Quando Parigi assume l’aspetto di una città da circolo polare artico …..allora perché non parlarne? Pourquoi-pas? (ovviamente penso al Comandante Charcot). La neve. Io amo la neve, amo il suono dei passi sulla neve, il profumo delle neve, amo quando nevica fitto fitto e amo la luminosità diffusa del paesaggio quando scende la neve oppure appena dopo una grande nevicata. Nei giorni scorsi (6-7 febbraio e anche oggi 8 febbraio) in Francia e si è svegliata sotto un manto di neve. Già la sera del 6 febbraio nevicava fitto fitto, à gros flocons.

(c) REUTERS/Christian Hartmann

Parigi – la città dove ho vissuto venticinque anni era tutta bianca. Bianchi i parchi, bianchi i giardini, le vie, le piazze, bianca l’esplanade du Trocadéro, bianco il Champ de Mars, e la Tour Eiffel aveva la testa nelle nuvole. Visto da Milano era tutto bello e suggestivo, ma i parigini (soprattutto i pendolari, ma anche molti cittadini) non hanno troppo apprezzato questa straordinata nevicata: nella notte fra il 6 e il 7 febbraio, duemila auto sono state bloccate lungo la strada nazionale 118 (RN 118 che collega Sèvres, presso Saint Cloud- agli Ulis) e  decine e decine di TIR (i «poids lourds») sono stati costretti a fermarsi in fila indiana lungo l’autostrada A13, uno spettacolo abbastanza impressionante. Migliaia di automobilisti hanno trascorso la notte del 6-7 febbraio nelle auto ferme sulla RN 118 oppure in centri commerciali vicini e accessibili o ancora nelle palestre di scuole – attrezzate con lettini da campo e coperte. Il telegiornale delle 20h00 di TF1 ha intervistato una mamma con un bimbo di pochi mesi. In alcuni casi è intervenuto l’esercito. Era già accaduto nel 2010. Ed è capitato anche in Italia alcuni anni fa sull’autostrada del sole.

La copertina del quotidiano “Le Parisien” del 7 febbraio 2018

Decisamente, bastano pochi centimetri di neve per creare quella che i parigini definiscono «la pagaille», la confusione. E poi non dimentichiamo che oltre alla neve sono tuttora in corso le inondazioni causate dallo straripamento della Senna, del suo affluente la Marne e di altri fiumi dell’Île de France: pochi giorni fa i comuni colpiti dalle inondazioni erano ancora circa 270 nell’ïle de France. Fenomeni meteo fuori dal comune, con una pluviometria eccezionale fra dicembre e gennaio e in più la neve. Ed ora il freddo glaciale (la notte scorsa e quest’oggi il termomento è sceso sotto lo zero in molte regioni di Francia, soprattutto nel centro e nell’Ile de France). L’inverno non è finito…non solo meteorologicamente ma…anche politicamente – almeno a giudicare dal titolo di un articolo sul sito web di Paris Match: “Pour Emmanuel Macron et Edouard Philippe Winter is coming”…..

Dal sito web di Météo France: allerta per il giorno 8 febbraio, la neve e il freddo continuano.
(c) Albert Monier


Comunque sia, molti anni fa, come si vede in questa bella e suggestiva fotografia di Albert Monier («Nôtre Dame, un soir de neige»), scattata nel 1953….le nevicate non erano fenomeni inattesi durante i mesi invernali. Di questa fotografia – scattata dall’île Saint Louis verso l’ïle de la Cité – mi piace il senso di solitudine e il «silenzio» che sembra aleggiare sulla città, sulla città tanto amata avvolta in un tenue chiarore diffuso, generato delle luci cittadine riflesse dalle nuvole. Una notte di molti anni fa – era verso la fine di novembre – su Parigi ha iniziato a nevicare. Quella sera stavo leggendo distesa sul letto e ricordo che – a un certo punto – sono stata sorpresa dal silenzio assoluto che regnava sulla città. Era circa mezzanotte e solitamente, nella via sotto casa, c’erano ancora auto che viaggiavano verso la Porte d’Auteuil, verso Boulogne, Saint Cloud, Sèvres, Versailles…Incuriosita dal silenzio quasi magico sono corsa alla finestra e li….sorpresa….! c’era già una buona quindicina di centimetri di neve sul balcone – neve soffice, poudreuse. Non circolava nessuno. Nella via di fronte a casa due ragazzi giocavano a palle di neve. Grossi fiocchi di neve scendevano piano, leggeri, 
dondolandosi nell’aria con aria sorniona (come dire: “ce la prendiamo comoda!”) per poi posarsi sulla balaustra del balcone, sul mio viso, sulle mani. Respiravo il profumo delle neve. Mi sono vestita in fretta (gli abiti polari non mi mancano) e sono uscita. Volevo andare fra l’Île Saint Louis e l’Île de la Cité, per vedere quello che Albert Monier aveva visto e fotografato molti anni prima: Nôtre Dame, un soir de neige. 

Foto (c) Albert Monier – Testo: Lucia Sala Simion