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Gli agricoltori dell’Antartide

Gli agricoltori dell’Antartide Posted on 24 Settembre 2017

Lattuga, radicchio, rucola, basilico, prezzemolo, cetrioli, peperoncini, pomodori e forse fragoline… i membri del winter-over team 2017-2018 della base antartica tedesca Neumayer III avranno di che deliziarsi con gli ortaggi che spunteranno nella serra EDEN ISS, un progetto internazionale che sperimenta nuove tecniche per la coltivazione di vegetali in ambienti estremi. EDEN ISS è un prototipo di serra che nel futuro forse verrà utilizzata sulla Luna o su Marte per permettere agli astronauti di coltivarsi un orticello ed avere verdura fresca; per il momento tuttavia gli ingegneri che hanno progettato EDEN ISS faranno un test in Antartide – il luogo della Terra più simile ad un altro pianeta. 

La base scientifica tedesca Neumayer 3, foto (c) Stefan Christmann-Alfred Wegener Institut, AWI, Bremerhaven

EDEN ISS stata progettata dall’Institute of Space Systems di Brema con la collaborazione di vari centri di ricerca e aziende europee, incluse le italiane Thales Alenia Space Italia, Telespazio, Arescosmo. I fondi sono europei (European Framework Programme for Research and Innovation Horizon 2020).

La serra verrà ben presto collocata nei pressi di una delle stazioni di ricerca più moderne  dell’Antartide: Neumayer III situata a Atka Bay nella Terra della Regina Maud, nel settore Atlantico del grande continente ghiacciato. Inaugurata nel 2009 la stazione è gestita dall’Alfred Wegener Institute (AWI) di Bremerhaven, come lo erano anche Neumayer I e Neumayer II. Nell’area di Atka Bay le temperature durante l’inverno australe sono di -50°C ed è zona di venti catabatici. La serra EDEN ISS sarà sopraelevata su una piattaforma, per evitare che accumuli di neve possano danneggiarla.Vista dall’esterno EDEN ISS non assomiglia affatto ad una serra tradizionale, perché è nascosta dentro un lungo container: la superficie interna è di 12,5 m2. All’interno gli ortaggi crescono a meraviglia: senza un granello di terra, senza pesticidi e senza fertilizzanti. Con la tecnica aeroponica: radici e foglie vengono vaporizzate con acqua contenente sostanze nutritive. Per 16 ore al giorno la serra è illuminata con luci di lunghezza d’onda adatte a stimolare lo sviluppo delle piante; l’atmosfera viene filtrata e sterilizzata con UV per eliminare batteri e spore fungine ed arricchita con CO2.

Il ricercatore Paul Zabel, ingegnere aerospaziale del German Aerospace center, nella serra EDEN ISS, prima della partenza per l’Antartide.

Paul Zabel, una laurea in ingegneria aerospaziale all’Università Tecnica di Dresda è un ricercatore del German Aerospace Center di Colonia. Nel mese di dicembre 2017 raggiungerà la base Neumayer III per prendersi cura di EDEN ISS: resterà in Antartide per un anno intero. Oltre alla laurea avrà anche il pollice verde….? Staremo a vedere: nel corso dell’esperimento dovrebbe testare la coltivazione di 30, forse 50 diverse specie di ortaggi ed erbe. Forse anche fragole. L’orticello high-tech dovrebbe essere più che sufficiente per fornire insalatine ed altre verdure fresche per le 9-10 persone che trascorreranno l’inverno alla base Neumayer, dove la notte polare dura dal 21 maggio al 22 luglio. Seguiremo l’esperimento sulla pagina Facebook di EDEN ISS, su Instagram e sul sito web.

La serra idroponica di BTN (ora Mario Zucchelli Station, MZS). (c) Lucia Simion

Le serre esistenti a McMurdo o a Amundsen-Scott South Pole station sono serre idroponiche, dove le radici delle piante sono immerse nell’acqua; EDEN ISS è invece una serra aeroponica in cui le radici delle piante sono vaporizzate e non immerse nell’acqua. Anche alla base italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova c’era una serra idroponica (anni: 2001 se ricordo bene). Si coltivavano insalata, pomodori e fragoline. 

 

La base Neumayer III: L’edificio non poggia sulla terraferma bensi’ sulla piattaforma di ghiaccio Ekström – vasta 8700 km2 e spessa 200 metri. Non esistono vere e proprie «fondamenta»: l’edificio (2300 tonnellate di peso) è sostenuto da 16 pilastri telescopici che a loro volta appoggiano su enormi «piedi». Questi «piedi» sono situati in un garage che si trova sotto la stazione (a 8,5 m sotto la neve); nel garage sono parcheggiati gatti delle nevi, trattori e altri mezzi motorizzati. 

Ha collaborato Beatrice Sala Romanesco.