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Artico: sempre più microplastica nel pack

Artico: sempre più microplastica nel pack Posted on 25 aprile 2018

Foto di apertura: la Polarstern in navigazione nel cuore dell’oceano Artico, sopra il Lomonossov Ridge. Credito: Alfred Wegener Institut/ Ruediger Stein

Ricercatori dell’Alfred Wegener Institut (AWI), l’istituto polare tedesco, hanno rinvenuto particelle di microplastica in carote di banchisa prelevate in cinque diverse zone dell’oceano artico, nel corso di spedizioni effettuate nel 2014 e nel 2015. La concentrazione è di 12.000 particelle di microplastica per litro di ghiaccio marino, di 17 diversi tipi incluso polietilene, polipropilene, nylon, poliestere, frammenti di vernici e acetato di cellulosa (utilizzato nella manifattura di filtri di sigarette). E’ la più elevata quantità di microplastica mai rinvenuta finora nell’oceano artico. I risultati dello studio sono pubblicati sull’ultimo numero di Nature Communications.

Al laboratorio AWI di Helgoland una carota di banchisa prelevata nell’oceano Artico viene preparata per essere analizzata. (c) Alfred Wegener Institut/Tristan Vankann

Per “microplastica” si intende delle particelle di dimensioni inferiori a 5 mm, in genere di diametro di qualche micron: quelle rinvenute nelle carote prelevate dai ricercatori dell’AWI hanno dimensioni minute, 11 micron (1/6 del diametro di un capello umano che misura 70 micron). L’origine della microplastica puo’ essere primaria (manifattura: cosmetica, moda) oppure secondaria, come conseguenza del degrado di detriti di plastica, provenienti in parte dal Great Pacific Garbage Patch, la cosidettat “Isola di plastica” situata nel Pacifico nord.

Referenze: Alfred Wegener Institut, Nature Communications e EurekAlert