Posted in Home Isole subantartiche

Un archivio del clima in fondo a un lago

Un archivio del clima in fondo a un lago Posted on 13 Maggio 2018

Quali sono gli effetti a lungo termine dell’introduzione di specie invasive? E dopo l’invasione, quanto tempo occorre agli ecosistemi per ritrovare un equilibrio? Per rispondere a queste domande un gruppo internazionale di ricercatori coordinato da Gentile Francesco Ficetola dell’Università di Milano ha prelevato una carota di sedimenti sul fondo di un lago sull’isola di Kerguelen, situata all’estremità sud dell’oceano indiano e appartenente alle terre australi e antartiche francesi (TAAF). Con Crozet, Saint-Paul e Amsterdam, Kerguelen è parte della più grande riserva naturale di Francia, creata nel 2006: la Réserve nationale naturelle des Terres australes françaises.

Isole nel Golfe du Morbihan a Kerguelen (c) Lucia Simion

Milioni di uccelli marini si riproducono su questi arcipelaghi remoti, dove vengono a partorire anche foche da pelliccia e elefanti marini. La flora, evolutasi in isolamento, è speciale. Sono piante delicate, senza spine, senza veleni perché non hanno nemici: quindi prelibatissime per gli erbivori introdotti. I paesaggi delle isole sono severi, selvaggi, aspri, battuti dai venti e dalle tempeste che percorrono a briglia sciolta il grande oceano australe. Purtroppo negli ultimi 150 anni l’introduzione di specie aliene nelle TAAF (conigli, gatti, ratti, pecore, vacche, renne, mufloni, persino trote e piante come il tarassaco) ha alterato il delicato equilibrio ecologico raggiunto in secoli di isolamento. La situazione è peggiorata dall’aumento delle temperature planetarie e dalla siccità.

La posizione del lago La Poule sulla Grande Terre (c) ScienceAdvances,«DNA from lake sediments reveals long term ecosystem changes after a biological invasion»

Kerguelen è un arcipelago di 300 isole: la maggiore si chiama Grande Terre ed ha una superficie di 6675 km2. E’ disseminata di una moltitudine di laghi: quello prescelto per il prelievo di una carota di sedimenti si chiama La Poule, misura 200 m x 120 m e si trova a una cinquantina di chilometri dalla base Port-aux-Français (PAF), su un terreno basaltico. Drena un’area di 1,5 km2. La carota prelevata misura 90 cm di lunghezza.

L’esito dello studio sugli effetti dell’invasione di specie aliene a Kerguelen è stato pubblicato il 9 maggio su Science Advances con il titolo «DNA from lake sediments reveals long term ecosystem changes after a biologica invasion». La ricerca verteva sulle conseguenze dell’introduzione dei conigli (Oryctolagus cuniculus), arrivati a Kerguelen nel 1864. L’analisi della carota ha permesso di ricostruire la dinamica dell’ecosistema su un arco di tempo di 600 anni: fra il 1400 e il 1940 per esempio la comunità di piante endemiche è rimasta stabile; dopo il 1940 – con la progressione dei conigli verso il cuore della Grande Terre – nei sedimenti lacustri viene riscontrato anche il loro DNA, proveniente dalle aree circostanti tramite il drenaggio di acque piovane e corsi d’acqua. Il DNA finisce nel lago e si deposita sul fondo, restando archiviato nei sedimenti. Conseguenza dell’invasione di conigli è la grave erosione del terreno: gli animali scavano tane, divorano piante e lasciano il terreno nudo e scoperto.

(c) Science Advances, «DNA from lake sediments reveals long term ecosystem changes after a biological invasion»

Parallelamente al diffondersi dei conigli – e come effetto immediato – la comunità di piante endemiche tende a declinare: un’altra informazione riscontrata nella carota di sedimenti. L’effetto devastatore della presenza di conigli è rapido e intenso, «molto più rapido dell’effetto dei cambiamenti climatici del XX secolo», scrivono gli autori della pubblicazione. Conigli europei sono stati introdotti in circa 800 isole attraverso il mondo e hanno avuto effetti devastanti sugli ecosistemi, modificando addirittura le comunità biologiche dei suoli.

Quali dati cercavano i ricercatori nella carota di sedimenti? pollini e spore di piante endemiche, la presenza di spore di funghi coprofili (Sporormiella spp), che crescono esclusivamente su escrementi animali e palinomorfi non-pollini (NPP) oggetti microscopici di natura animale o vegetale, di dimensioni comprese fra 10 e 250 micron, simili a polline. Il ritrovamento di DNA di coniglio nei sedimenti è strettamente correlato al ritrovamento di spore di Sporomiella.

Le carote di sedimenti lacustri – come le carote di sedimenti marini, le carote di «cuscini» di muschio, le carote di coralli, le carote di ghiaccio….sono archivi preziosi per ricostruire la storia climatica di un certo ambiente e nel caso di Kerguelen anche la storia dell’ecosistema di una località. «Le specie aliene invasive (IAS) – scrivono gli autori – sono la causa più importante di perdita di biodiversità». E sottolineano: «L’impatto è particolarmente evidente sulle piccole isole, dove le specie aliene invasive hanno causato estinzioni multiple e modificato l’aspetto biogeografico».

Fra i casi più eclatanti c’è il destino dell’albatros di Tristan (Diomedea dabbenena): a Tristan da Cunha ne rimangono solo pochissime coppie, mentre su Gough (400 km più a sud) ogni anno decine di pulcini vengono divorati vivi dai topi (Mus musculus), introdotti dai cacciatori di foche nel secolo scorso. Un fenomeno presente anche su Marion island, con casi sporadici descritti nelle TAAF. Un altro esempio è quello della Phylica arborea: a Gough – dove non sono mai stati introdotti bovini – la Phylica è rigogliosa, mentre ad Amsterdam le foreste sono state decimate da un incendio e dai bovini (ora rimossi).

Azorella selago in una tavola di Walter Hood Fitch, dall’opera di Joseph Dalton Hooker “The botany of the Antarctic voyage of HM discovery ships Erebus and Terror in the years 1839-1843.

Tornando ai risultati dello studio pubblicato da Science Advances, nelle carote di sedimenti i ricercatori hanno trovato DNA di piante native di Kerguelen: Azorella selago, Acaena magellanica, Ranunculus biternatus, Agrostis magellanica, Pringlea antiscorbutica, Festuca contracta e Deschampsia antarctica. Dopo il 1948 hanno riscontrato anche DNA di, Taraxacum officinale, originario dell’Europa. Fino al 1940, la pianta più abbondante nei sedimenti era Azorella selago (95%). Dopo l’invasione di conigli (dimostrata dall’abbondanza di tracce del loro DNA nei sedimenti e anche di DNA di Sporomiella) Acaena magellanica è diventata la pianta dominante.

Per concludere, l’analisi di carote di sedimenti lacustri permette di ricostruire l’aspetto di paleo-ambienti prima dell’introduzione di specie aliene e consente anche di seguire le modificazioni del paesaggio, del suolo e della vegetazione in reazione alla presenza di specie aliene. Ricostruire paleo-ambienti: sarà interessante recuperare carote di sedimenti da laghi subglaciali antartici, in modo da ricostruire i paleo-ambienti e seguire le modifiche ambientali correlate all’abbassamento delle temperature – prima che i laghi venissero sigillati sotto il ghiaccio.

NOTE: carottiere UWITEC

LINK AL VIDEO: https://www.dailymotion.com/video/x4agc96