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Cogli l’attimo!

Cogli l’attimo! Posted on 19 Marzo 2021

Cogli l’attimo. Prezioso suggerimento che il comandante del rompighiaccio tedesco Polarstern ha seguito alla lettera: il 14 e il 15 marzo ha circumnavigato il mega-iceberg A74, che due settimane prima si era staccato dalla piattaforma di Brunt in Antartide, nella Terra di Coats (vedere la cartina qui sotto).

A74 è un’isola di ghiaccio grande quanto la città di Roma (1250 km2). La piattaforma di Brunt, alla quale era attaccato fino al 26 febbraio, è un tavolato di ghiaccio dello spessore di 150-200 metri, galleggiante sul mare, formato dalla confluenza di diversi ghiacciai che scendono dal continente verso il mare di Weddell (vedere la foto qui sopra, scattata da Michael Studinger a bordo del CD8 della NASA, Operation Ice Bridge).

Il 14-15 dicembre la distanza fra la piattaforma-madre e il nuovo iceberg era di appena 500 metri. La Polarstern si è infilata dentro questo canale per esplorare l’ecosistema che che fino a pochi giorni prima era nascosto sotto alla porzione di piattaforma che si è spezzata, partendo alla deriva nel mare come un immenso zatterone. L’ultimo iceberg staccatosi da quest’area risale al 1971, perciò’ si tratta di un ecosistema “vecchio” di una cinquantina d’anni.

Cosa c’era sotto alla piattaforma di Brunt, nel buio quasi totale? Per scoprirlo la Polarstern ha calato in mare uno strumento chiamato OFOBS (Ocean Floor Observation and Bathymetry System), dotato di videocamera, fotocamera e sonar, collegato alla nave tramite un cavo. Il fondale era melmoso – c’era da attenderselo – ma l’ecosistema è formidabile e praticamente intatto: decine di diverse forme di vita, spugne, oloturie, straordinarie anemoni di mare che strisciano sulla sabbia finissima.…(vedi foto qui sotto)….e questa è solo un’anteprima di quanto hanno visto i ricercatori della Polarstern; il resto farà probabilmente parte di una pubblicazione scientifica.

Bisogna ammettere che la Polarstern ha avuto una fortuna sfacciata a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, ovvero poco dopo il distacco di un mega-iceberg. Diciamo subito che non era un caso che si trovasse da quelle parti: la base tedesca Neumayer 3 è situata nel medesimo settore del mare di Weddell, sulla piattaforma di ghiaccio di Ekström – e inoltre era in corso una spedizione scientifica; l’occasione di visitare il fondale sotto a un iceberg appena partito alla deriva era troppo bella per lasciarsela sfuggire. E’ come sollevare il coperchio di un forziere del tesoro: le sorprese sono sempre straordinarie. QUI SOTTO un’immagine formidabile originariamente pubblicata dalla BBC News: la sagoma della Polarstern fotografata dal satellite Sentinel dell’ESA, nell’area fra la piattaforma di Brunt e l’iceberg A74.

Il distacco di un iceberg dalla piattaforma di Brunt era atteso da anni, anche se non era facile stabilire con esattezza quando sarebbe accaduto; tuttavia i grandi crepacci e le fratture visibili alla superficie del ghiaccio erano costantemente tenute d’occhio dai ricercatori del British Antarctic Survey (BAS) e da altri ricercatori, grazie a GPS e ai satelliti dell’ESA e della NASA: la piattaforma di Brunt infatti è la sede della base inglese Halley VI. Nell’estate australe del 2016-2017, per scongiurare il pericolo che la base finisse su un iceberg il BAS l’ha spostata di 23 chilometri all’interno del continente. Un lavoro titanico durato tre mesi. Per ragioni di sicurezza durante l’inverno australe Halley VI è disabitata, ma è dotata di una lunga serie di strumenti automatizzati per continuare a monitorare l’ambiente. Il “buco” nell’ozono stratosferico è stato scoperto qui, negli anni Ottanta.

Dare una sbirciatina a cosa si nasconde sul fondale dopo il distacco di un iceberg è un’impresa formidabile, ma non sempre coronata da successo: il guastafeste è quasi sempre il ghiaccio marino, che in certi anni si rivela impenetrabile – soprattutto nel mare di Weddell (come sperimento’ anche Ernest Shackleton). Nel 2019 la stessa Polarstern non era riuscita a raggiungere la piattaforma di Larsen C per studiare il fondale nell’area del distacco del gigantesco iceberg A68 (quattro volte più grande di A74). Anche il rompighiaccio sudafricano Agulhas 2, con a bordo ricercatori diretti al Larsen C aveva dovuto fare dietrofront a causa della banchisa impenetrabile.

Questa volta – per la Polarstern – è stata una rivincita. Che viene così a premiare l’equipaggio di un rompighiaccio leggendario, varato nel 1982 e gestito dall’Alfred Wegener Institut di Bremerhaven (il programma polare tedesco). La penultima delle imprese della Polarstern è stata la spedizione MOSAIC, la deriva transpolare conclusasi nell’ottobre del 2020: cinque mesi « prigioniera » nella banchisa dell’Artico per compiere una lunga serie di studi, mentre il movimento dei ghiaccio la trascinava da ovest a est.

Per quanto riguarda la stabilità della piattaforma di Brunt dopo il distacco di A74…è una faccenda che resta da definire. E’ anche possibile che dia origine a un nuovo iceberg, come si puo’ intuire da questa bellissima immagine creata dal glaciologo Adrian Luckman dell’Università inglese di Swansea (vedi qui sotto).

LINK verso un articolo di Jonathan Amos sul BBC News

TUTTE LE IMMAGINI SONO (c) AWI, satellite SENTINEL ESA, OLI-LANDSAT 8/NASA, British Antarctic Survey, (c) ADRIAN LUCKMAN-Univ-of Swansea.