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Fine della famiglia di A68A

Fine della famiglia di A68A Posted on 19 Aprile 2021

Tre anni e otto mesi: la vita di A-68A – uno dei più grandi iceberg mai esistiti – è stata breve, brevissima. E’ di pochi giorni fa (venerdi 16 aprile) la notizia che i numerosi frammenti in cui si era spezzato fanno oramai parte del passato. Le loro dimensioni sono così ridotte che non vengono neppure più seguiti dall’US US National Ice Center (per essere preso in considerazione un iceberg deve misurare almeno 70 km2). L’ultimo dei « discendenti » di A-68A – se così possiamo chiamarli – misurava 6 km x 4 km: si è disintegrato come una zolletta di zucchero in un caffé.

Quando A68 si stacco’ dalla piattaforma di Larsen C nel luglio del 2017, misurava 175 km lunghezza per 50 km di larghezza, il suo spessore era di 200 m e aveva un superficie di 6.000 km2. Nel Guinness dei primati degli icebergs A68 si trova subito dopo B15 (nato dalla piattaforma di Ross nel 2000), che misurava 295 km x 37 km e aveva una superficie di 11.000 km2. 

Durante la sua breve vita, A-68A e i suoi vari figli hanno fatto parlare di loro per mesi e mesi, soprattutto quando minacciavano l’ecosistema della Georgia del Sud, un’isola straordinaria su cui si riproducono milioni di uccelli marini, centinaia di migliaia di foche e le cui acque sono abitate da balene franche australi e da megattere. 

Giornali, siti web e televisioni parlavano di una catastrofe imminente, ma poi i vari frammenti del mega iceberg si sono disintegrati e la storia è finita lì. Tuttavia ci ricorderemo di A-68A come di un iceberg che è stato « una star dei social network », come ha scritto Jonathan Amos della BBC. Forse solo B15A aveva fatto parlare di sé quanto A68A….soprattutto quando nell’aprile del 2005 si schianto’ contro la lingua di ghiaccio del Drygalski – non lontano dalla nostra base italiana Mario Zucchelli – provocando il distacco di un nuovo iceberg….

Prima di disintegrarsi A68A e i suoi frammenti sono stati oggetto di studio da parte di ricercatori; Il British Antarctic Survey ha organizzato una spedizione per studiare l’impatto sull’ambiente di alcuni degli iceberg   “figli” – situati nei pressi della Georgia del Sud. 

La spedizione ha messo in acqua due gliders (robot subacquei lunghi 1,5 metri) per misurare salinità, temperatura, concentrazione di clorofilla….purtroppo un glider è andato perso quasi subito, mentre il secondo è rimasto incastrato per un paio di settimane sotto a uno degli icebergs, poi si è liberato e ha proseguito la rilevazione dei dati. Sarà interessante scoprire quali sono le conseguenze dell’immissione di enormi quantità di acqua dolce nell’ambiente marino a seguito della disgregazione degli icebergs. La RAF ha sorvolato varie volte gli icebergs negli ultimi mesi, quando si trovavano nei pressi di South Georgia: QUI un video.

Come muore un iceberg? Il moto ondoso, la temperatura dell’acqua e dell’aria hanno un impatto notevole – ma anche il fenomeno descritto come hydrofracturing: sulla superficie dell’iceberg si formano pozze d’acqua dolce che poi si riversa in fratture verticali fino alla base della montagna di ghiaccio, fragilizzandola e causandone la disgregazione.

NOTA: Uno dei « figli » di B15, B-15Z, ha vissuto per 18 anni… nel 2018 era ancora sufficientemente grande per essere seguito dal US National Ice Center: misurava 18 km di lunghezza per 9 km di larghezza e aveva una superficie superiore a 70 km2. Si trovava a 280 km circa dal South Georgia; poi – giungendo nelle acque dell’Atlantico sud – si è disgregato.