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Nella nursery di Erebus Bay

Nella nursery di Erebus Bay Posted on 30 Novembre 2017

Foto di apertura: Bill Link/weddellsealscience.com/

C’è una nursery affollata nei pressi dell’isola di Ross: è quella delle foche di Weddell di Erebus Bay. Di questi tempi i ricercatori hanno parecchio da fare. La stagione riproduttiva 2017-2018 è un grande successo: fra ottobre e novembre il team del progetto «Weddell seal population ecology» ha marcato ben 400 cuccioli! E tutto cio’ malgrado una meteo poco clemente, con nevicate abbondanti e giorni di scarsa visibilità….

L’Erebus Bay, località di studio del team Weddell seal population ecology.

Il team di ricerca ritiene che la popolazione di foche adulte presenti sia di 1500 individui: è la popolazione di mammiferi più meridionale del mondo, vive ad appena 1300 km dal polo sud geografico. Ma non è la sola: c’è un’altra popolazione di foche di Weddell ancora più minuscola e vive ancora più a sud di quella di Erebus Bay: sono le foche di White island, rimaste isolate dal resto della popolazione forse 50 o 100 anni fa, quando dall’area di Erebus Bay si spinsero a 20 km di distanza grazie a un’annata con poco ghiaccio. Poi rimasero bloccate laggiù perché la banchisa è troppo estesa e le foche non possono nuotare 20 km sott’acqua senza riemergere o senza trovare una fessura nel ghiaccio per respirare. Vicino all’isola la banchisa ha uno spessore di 15 m: a causa delle maree si è venuta a creare una profonda fessura. Per scendere nel mare le foche scivolano giù da questa fessura; ma i piccoli come fanno quando imparano a nuotare e devono uscire dall’acqua? Questo gruppo di foche è un esperimento naturale straordinario per studiare come lavora l’evoluzione. I ricercatori si recano a White island in elicottero per monitorare anche quelle foche isolate. Quest’anno hanno marcato 3 cuccioli nati in quella micro-colonia.

La colonia di foche di Weddell di Erebus Bay, con l’Erebus sullo sfondo. Si notano anche due ricercatori sul campo. Foto di Peter Rejcek/US Antarctic Photo Library

Il progetto «Weddell seal population ecology» è diretto da Jay Rotella e Robert Garrott, professori del dipartimento di Ecologia dell’Università statale del Montana (Montana State University, Bozeman, Montana) e da Don Siniff, professore emerito all’Università del Minnesota. La popolazione di foche di Weddell dell’Erebus Bay è monitorata da 50 anni (1968), le osservazioni erano comunque iniziate nel 1963 da un ricercatore di nome Ian Stirling. Jay Rotella ha definito la stagione riproduttiva 2017-2018 «very successful so far». In termini scientifici un’annata cosi’ buona, con tanti cuccioli, significa un gruppo (cohort) molto numeroso: secondo uno studio di Robert Garrott se la caverà meglio e avrà più chances di sopravvivere per riprodursi (Garrott, 2012). VIDEO: Being Different If You’re A Weddell Seal In Antarctica”

Per pesare la mamma-Weddell è necessaria una bilancia speciale.

Il team «Weddell seal population ecology» lavora senza sosta: hanno appena finito di monitorare (misurare e pesare) i giovani di 35 giorni di età e di misurare la massa corporea delle mamme-foca, che dai 450 kg al momento della nascita stanno calando di peso a vista d’occhio perché con il latte (contenente il 60% di grasso) trasferiscono energia al cucciolo, che entro un mese di età pesa circa 110 chili e ha l’aspetto di una salsiccia ben grassa. Lo studio della massa corporea delle femmine adulte permette di capire – indirettamente – lo stato delle risorse marine disponibili e l’abbondanza di queste risorse. Negli ultimi anni per esempio è stato notato che la pesca commerciale del Dissostichus mawsoni nel mare di Ross – una delle prede delle foche di Weddell – puo’ avere una conseguenza sulla popolazione delle foche.

Una mamma-foca di Weddell “invita” il suo cucciolo a raggiungerla nell’acqua (temperatura: -1,8°C). In un mese e mezzo il piccolo deve imparare tutto quanto gli servirà per sopravvivere e cavarsela in un ambiente estremo. Foto di Mary Lynn Price, una divulgatrice scientifica multimediale che collabora da anni con il team di Jay Rotella e di Robert Garrott.

Lo scopo dello studio di dinamica di popolazione – ha anche lo scopo di valutare quale ruolo giocano i mutamenti ambientali sulla riproduzione delle foche di Weddell, sul successo riproduttivo e sulla longevità dei cuccioli. Qual è l’impatto dell’estensione del ghiaccio marino? E qual è l’importanza delle cure materne, dell’esperienza della mamma-foca, della sua capacità di trasmettere al cucciolo tutte le informazioni necessarie per la sua sopravvivenza quando dovrà cavarsela da solo? Per circa un mese e mezzo difatti mamme cucciolo vivono in strettissimo contatto e la madre insegna al piccolo a nuotare, a cacciare e a difendersi dai predatori: il cucciolo nasce con un cervello che ha il 70% del volume di quello degli adulti (un neonato umano ha il 25%); a una o due settimane di età la mamma lo spinge nell’acqua e lo istruisce su tutto. Pensate un neonato umano di una o due settimane: è completamente inetto. Un cucciolo di foca di Weddell deve imparare in fretta a cavarsela: all’età di 50 giorni la mamma lo abbandona e se ne va per conto suo. Le foche di Weddell sono mamme straordinarie, ma il loro insegnamento dura poco: il piccolo deve sfruttare al massimo i due mesi che trascorre con la mamma, durante i quali deve imparare tutto quello che gli servirà per sopravvivere in un ambiente estremo, che non perdona.

Le femmine si accoppiano nuovamente prima della fine della breve estate australe: l’accoppiamento avviene sott’acqua e l’impianto dell’embrione nell’utero è ritardato. Avviene circa due mesi dopo la fecondazione. Un fattore di successo individuale nei cuccioli è dato dalle condizioni fisiche della mamma al momento dell’impianto della blastocisti nell’utero: più ha ripreso peso dopo i due mesi di allattamento, meglio si svolgerà la gravidanza e meglio se la caverà il cucciolo. I maschi non partecipano a nessuna fase dell’allevamento dei piccoli, sono solo dei riproduttori.

La prima pagina dell’Antarctic Sun del 6 novembre 2014 con una foto di Bill Link e un articolo di Peter Rejcek sulla super-mamma SPENO 5970 (schermata).

Solo il 20% dei piccoli raggiungerà l’età adulta e riuscirà a riprodursi. L’età media delle foche di Weddell è di 15 anni, ma alcune vivono molto più a lungo: vedi la famosa mamma SPENO 5970 che a 31 anni di età aveva dato alla luce il suo 22° cucciolo! Di questi 22 solo quattro sono stati rivisti dai ricercatori e quindi appena quattro sono sopravvissuti (due maschi, due femmine); si conoscono le figlie, le nipoti e le pronipoti di SPENO 5970. La super-mamma invece non è tornata alla colonia: è stata vista per l’ultima volta nel 2014, si presume quindi che sia morta.

Una delle figlie di super-mamma si chiama SPENO 9622: ha 25 anni e ha messo al mondo 16 piccoli. Alcuni sono stati rivisti, altri no. Anche lei non è ritornata alla colonia né nel 2015, né nel 2016. Il che significa che non è sopravvissuta. Una delle figlie di SPENO 9622 (SPENO 14465) ha avuto 6 cuccioli. Per dare alla luce i loro piccoli le foche di Weddell tornano nello stesso luogo in cui sono nate (filopatria natale). E’ quindi possibile tracciare una lunga, lunghissima storia riproduttiva di singole mamme.

Dal 1968 ad oggi sono stati marcati 24.900 individui – più i 400 di questa stagione. Di questi, 267.868 sono stati ri-osservati e le osservazioni sono integrate nel database. Le informazioni ottenute grazie alla marcatura con targhette sono: l’anno in cui l’individuo è stato marcato; il sesso; l’età alla quale è stato marcato; data alla quale l’individuo è stato osservato per l’ultima volta.

Le foche di Erebus Bay non hanno finito di rivelare i loro segreti. E neppure quelle di White island…