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Una super-spedizione per studiare A-68A

Una super-spedizione per studiare A-68A Posted on 17 Dicembre 2020

Articolo aggiornato al 18 dicembre.

La richiesta era urgente: ottenere un finanziamento il più rapidamente possibile per organizzare una super-spedizione nella Georgia del Sud. Lo scopo: studiare l’impatto ambientale causato dalla presenza del colossale iceberg A-68A – che dopo tre anni di vagabondaggi nell’oceano australe è arenato alle porte della costa sud-ovest dell’isola appartenente ai Territori d’Oltremare inglesi. Un paradiso di biodiversità dove si riproducono milioni di uccelli marini, otarie da pelliccia, elefanti marini e le cui acque si stanno ripopolando di megattere e di balene franche australi. Quali saranno le conseguenze sull’ecosistema?

Il NERC (National Environment Research Council), in collaborazione con il Governo di South Georgia e delle isole Shetland del sud (SGSSI) ha agito rapidamente, finanziando una « missione speciale » che partirà a fine gennaio dalle Falkland per recarsi nella Georgia del Sud, proprio per rispondere alla domanda che tutti si pongono. Responsabile della spedizione sarà l’oceanografo Povl Abrahamsen del British Antarctic Survey (BAS), mentre il National Oceanography Centre di Southampton (NOC) contribuisce mettendo a disposizione la RRS James Cook, una nave oceanografica da 5.401 tonnellate, lunga 89,2 metri per 18,6 metri di larghezza. QUI tutti i dati della nave. Il NOC possiede anche un’altra splendida nave oceanografica da ricerca, la RRS Discovery. Qui il link.

Una volta sul posto, dalla RRS James Cook verranno calati in mare due Slocum gliders (vedi qui sopra), piccoli robot sottomarini lunghi un metro e mezzo appartenenti al NOC, che partiranno in missione nei dintorni dell’iceberg per quattro mesi, misurando la salinità, la temperatura e la clorofilla nelle zone circostanti il gigante di ghiaccio che alla data del 15 dicembre si trovava ad appena 75 km dalla Georgia del Sud. Ogni tanto i robot ritorneranno a galla per trasmettere al BAS i dati acquisiti e ricevere nuove istruzioni su dove orientarsi. Saranno guidati via satellite dal BAS e dal NOC in Inghilterra. Verranno effettuati anche altri studi al fine di comprendere come l’ecosistema reagirà alla presenza della colossale montagna di ghiaccio e quali saranno le conseguenze a lungo termine per la biodiversità locale.

Figlio dell’iceberg A68, staccatosi nel 2017 dalla piattaforma di Larsen C nella parte occidentale della Penisola antartica – l’iceberg A-68A ha viaggiato per più di mille chilometri prima di arrivare nei pressi della Georgia del Sud. Malgrado abbia perso qualche pezzo per strada è sempre è un esemplare da Guinness dei primati: al 15 dicembre misurava 140 chilometri di lunghezza (quasi quanto la Georgia del Sud….), con uno spessore di 230 metri e una superficie di 3.900 chilometri quadrati. Nell’immagine satellitare qui sotto, risalente al mese di maggio 2020, si nota che A-68A aveva generato un iceberg “figlio” – registrato con il nome di A-68C dal US National Ice Center, il centro che segue tutti gli icebergs del pianeta. A-68C si è poi disintegrato.

Alcuni ricercatori ritengono che A-68A sia in parte arenato su un fondale di 76 metri di profondità; potrebbe spezzarsi – come è accaduto nel 2004 all’iceberg A-38-B, oppure ripartire nelle correnti al largo di South Georgia o ancora rimanere per anni nei pressi dell’isola. Secondo le ultime immagini satellitari (18 dicembre) risulta che A-68A abbia “perso un pezzo”, le cui dimensioni sono sufficientemente grandi per meritarsi una sigla da parte dell’US National Ice Center: A68-D. D’ora in poi il figlio di A-68A sarà tenuto d’occhio.

Il 5 dicembre un Airbus 400M della RAF ha sorvolato A-68A scattando alcune fotografie (vedere qui) e realizzando un video impressionante. L’iceberg si trovava allora a circa 150 km da South Georgia. Considerate le dimensioni dell’iceberg era impossibile riprenderlo tutto, per cui la foto qui sotto (c) RAF rappresenta solo un dettaglio della parete di A-68A, di un’altezza di 31-38 metri. La “chiglia” dell’iceberg – la parte sommersa- misura 200 secondo i dati comunicati da Stef Lhermitte.

Una tale massa di ghiaccio è come una flotta di bulldozer che “ara” il fondale sconvolgendone l’ecosistema e distruggendo tutto sul suo passaggio; inoltre – sciogliendosi – l’iceberg libera nel mare circostante un enorme volume di acqua dolce che provoca un calo della salinità, interferendo con la riproduzione del fitoplancton – il cibo del krill, a sua volta fonte di cibo per gli uccelli marini (inclusi i pinguini), le foche e le balene. Tutto questo accade proprio durante la stagione riproduttiva dell’estate australe…. Foto qui sotto: (c) ESA: la posizione dell’iceberg A-68A al 15 dicembre 2020.


Che cosa accadrà nei prossimi giorni o settimane? Anche se la Georgia del Sud si trova in una sorta di « corsia» marina imboccata da molti icebergs nelle loro migrazioni, una situazione come quella attuale che vede A-68A minacciare l’ecosistema di una grande isola non accadeva da anni. Le conseguenze potrebbero durare a lungo: com’era accaduto all’inizio degli anni 2000 nel mare di Ross, presso l’isola di Ross a causa della presenza dell’enorme iceberg B-15. Del resto, nel 2018, un “figlio” di B-15, dalla sigla B-15Z era giunto nei pressi della Georgia del Sud dopo un viaggio di circa 14.000 chilometri durato 18 anni…..poi si è disintegrato. Vedi infografica qui sotto, con il tracciato del viaggio di B15-Z figlio di B-15 (c) NASA. In basso, il B-15 nel 2000, presso l’isola di Ross: era il più grande iceberg della Terra, misurando 295 km x 37 km.

Per il momento, le riprese effettuate dai militari della RAF a bordo di un A400 mostrano che – sotto l’effetto della risacca e delle tempeste – i bordi dell’iceberg A-68A stanno sgretolandosi, generando una gran massa di detriti (bergy bits e growlers); arenato sul fondale, l’iceberg subisce torsioni e pressioni che provocano lunghe fratture (viste nel video della RAF) e che ultimamente hanno causato la genesi dell’iceberg A-68D. L’US National Ice Center segue tutte queste vicende sulla sua pagina dedicata agli icebergs antartici. LINK: CLICCARE SULLA PAGINA QUI SOTTO.

Nell’attesa di nuove scoperte effettuate dalla spedizione del BAS a bordo del RRS James Cook restiamo con il fiato sospeso. Gli icebergs sono capaci di tutto: nel 2006, l’iceberg C-16 urto’ la lingua di ghiaccio del Drygalski (presso la nostra base italiana Mario Zucchelli in Antartide) spezzandone l’estremità. Qui il mio articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 17/4/2006.

Dall’archivio digitale del Corriere della Sera, 17 aprile 2006:

17 aprile 2006

Riprese dal satellite le collisioni tra le isole di ghiaccio

Gli scontri tra gli iceberg giganti in Antartide

Il C-16, lungo 50 km e largo 18, ha urtato il ghiacciaio Drygalski spezzandone l’estremità

Tale il padre, tale il figlio. La regola vale per gli uomini, ma anche per gli icebergs. Ecco i fatti. Siamo in Antartide, il 30 marzo 2006. L’iceberg C-16 (dimensioni: 55 chilometri di lunghezza per 18,5 chilometri di larghezza) “figlio” del gigantesco iceberg B 15-A (il più grande della Terra, un centinaio di chilometri di lunghezza, vedere foto qui sopra) ha urtato la lingua del Drygalski, lungo 70 chilometri, la propaggine galleggiante del ghiacciaio terrestre David, e ne ha spezzato l’estremità, generando un nuovo iceberg di 13 km x 11 km, battezzato C-25. GLI SCONTRI PRECEDENTI – Un anno fa, il 15 aprile 2005, era stato l’iceberg padre – il famigerato B 15-A – a far parlare i media del mondo intero: per giorni e giorni i satelliti dell’ESA e della NASA avevano tenuto d’occhio la possibile collisione fra i due “mostri” di ghiaccio. Da una parte l’iceberg, dall’altra il Drygalski. Malgrado l’impatto, e la perdita di un frammento, il ghiacciaiao era rimasto praticamente integro. Il Drygalski è la porzione galleggiante sul mare del ghiacciaio terrestre David. Tutti e due i ghiacciai si trovano a metà strada fra la base scientifica Italiana Mario Zucchelli a Baia Terra Nova e la base americana McMurdo, sull’isola di Ross. Il Drygalski (che porta il nome dell’esploratore tedesco Eric Von Drygalski, 1865-1949) è lungo 70 chilometri e largo circa 25 Km. Visto dallo spazio è uno degli elementi più facilmente identificabili lungo le coste orientali dell’Antartide, un continente vasto una volta e mezza l’Europa. L’iceberg B15-A (padre del C-16) si era staccato nel marzo del 2000 dalla piattaforma glaciale di Ross, vasta come la Francia. LE CONSEGUENZE – Appena nato, B 15-A aveva subito causato un sacco di guai: per quattro anni aveva disturbato la stagione riproduttiva dei pinguini imperatore e di Adelia; poi, “strusciandosi” contro l’isola di Ross, sulla quale si trova uno dei rari vulcani attivi dell’Antartide, il monte Erebus, 3.700 metri di altezza, aveva causato dei “tremori” (sorta di mini-eruzioni registrate dai sismometri). Nell’estate australe 2004-2005 il B 15-A aveva impedito alla banchisa che circonda l’Isola di Ross di sciogliersi, complicando il rifornimento via mare della stazione McMurdo (petrolio, merci, viveri). Infine si era schiantato contro il Drygalski, poi contro il ghiacciaio Aviator e quindi aveva proseguito il suo viaggio nelle correnti, oltre Cape Adare (l’estremità orientale del Mare di Ross). Una fotografia scattata il 19 febbraio scorso dal statellite ENVISAT dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) lo mostra in ottima salute, scortato da alcuni degli smisurati icebergs “figli”. C’è da credere che la famiglia del B 15-A farà parlare di sè ancora per molto tempo. Lucia Simion